Rete Liguria Bene Comune ha presentato una proposta di mozione da sottoporre al Consiglio regionale per chiedere l’attivazione di un piano straordinario di biomonitoraggio della popolazione esposta ai PFAS. L’obiettivo è misurare, attraverso prelievi ematici volontari, la presenza di queste sostanze nel sangue dei residenti nelle aree considerate più a rischio.
I PFAS, acronimo di sostanze per- e polifluoroalchiliche, sono composti utilizzati in numerosi processi industriali e prodotti di uso comune. La Rete li definisce inquinanti eterni per la loro persistenza nell’ambiente. Secondo quanto riportato nella nota, i dati di ARPAL e alcune indagini indipendenti segnalerebbero la presenza di contaminazioni in diversi campioni di acqua potabile della Liguria.
Le aree indicate nella proposta
Tra i territori citati figurano Rapallo, Camogli e Zoagli, in particolare in corrispondenza dei pozzi S.ANNA 4-5, oltre a Borgio Verezzi. La nota richiama anche i bacini dei fiumi Polcevera e Scrivia e diversi comuni costieri compresi tra Genova, Imperia, Albenga, Savona e Sarzana. Viene inoltre indicata la Val Bormida ligure, area storicamente interessata da criticità legate alla presenza di insediamenti industriali, tra cui il sito ACNA di Cengio e il polo chimico.
Rete Liguria Bene Comune sostiene che, nonostante le evidenze ambientali citate, in regione non sia ancora attivo un programma organico di biomonitoraggio umano. Un piano di questo tipo, secondo i promotori, consentirebbe di verificare i livelli di PFAS nel sangue, confrontarli con le possibili fonti di esposizione e orientare eventuali iniziative di prevenzione e controllo sanitario.
La richiesta alla Giunta regionale
La mozione impegna la Giunta regionale ad attivare entro 120 giorni un programma di prelievi per la ricerca di PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS e di altri PFAS considerati prioritari. La proposta prevede una precedenza per i residenti nelle zone individuate e specifici criteri di attenzione per i gruppi ritenuti più vulnerabili, tra cui bambini, donne in età fertile e persone con patologie croniche.
Nel documento vengono richiamate anche esperienze già avviate in Veneto e Piemonte, indicate come riferimento per la tutela della salute pubblica. La Rete ha messo il testo a disposizione dei gruppi consiliari e delle forze politiche, dichiarandosi disponibile al confronto con maggioranza, opposizioni, assessori e consiglieri regionali. La richiesta è di introdurre un percorso gratuito e trasparente, basato sulla partecipazione volontaria, per conoscere l’eventuale esposizione della popolazione ligure alle sostanze.