I cinque sub italiani morti alle Maldive il 14 maggio sono deceduti per anossia, cioè per la totale mancanza di ossigeno. È questa la conclusione dei consulenti della Procura di Busto Arsizio, che hanno eseguito gli accertamenti autoptici tra il 25 e il 26 maggio all’ospedale di Gallarate.
Nella tragedia hanno perso la vita la professoressa Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice torinese Muriel Oddenino, 31 anni, legata alla Riviera di Ponente e in particolare al Finalese e a Pietra Ligure, il neolaureato Federico Gualtieri e il capobarca e guida subacquea Gianluca Bendetti.
Gli accertamenti sulle cause
Alla consulenza hanno partecipato il medico legale Luca Tajana e la tossicologa Cristiana Stramesi, entrambi dell’Università di Pavia, insieme a Luciano Ditri, specialista in medicina sportiva e subacquea. A quest’ultimo spetta il compito di contestualizzare gli esiti degli esami, mentre le conclusioni definitive saranno formulate dopo il confronto con le analisi del materiale recuperato.
Secondo quanto emerso, il gruppo si sarebbe trovato nell’impossibilità di respirare mentre si trovava a circa 60 metri di profondità, oltre il tempo consentito dall’autonomia delle bombole. Le autopsie hanno quindi indicato l’anossia come causa della morte, ma non hanno ancora chiarito perché i sub abbiano perso i minuti necessari per risalire o per gestire l’emergenza.
Attrezzatura ancora da analizzare
Gli esami tossicologici, eseguiti per verificare l’eventuale presenza di sostanze capaci di provocare la morte o una perdita di coscienza, non hanno evidenziato anomalie. Per questo, tra le ipotesi al vaglio, ha acquistato consistenza quella di un possibile disorientamento del gruppo durante l’immersione.
Gli accertamenti non hanno inoltre rilevato lesioni compatibili con un attacco di squali, presenti nelle acque della zona, né con un incidente che possa aver richiesto l’intervento degli altri componenti del gruppo. Per ricostruire la dinamica sarà ora necessario esaminare le GoPro, le bombole, i computer subacquei e gli strumenti da polso recuperati dopo la tragedia.
Il fascicolo per omicidio colposo è di competenza della Procura di Roma, che dovrà decidere i prossimi passi dell’inchiesta. La Procura di Busto Arsizio aveva operato su delega, perché le autopsie dovevano essere svolte nell’ospedale attrezzato più vicino allo scalo di arrivo delle salme.