Il Porto di Andora avvia una collaborazione con l’Università di Pavia per studiare la presenza di specie aliene nelle proprie acque. L’iniziativa, sostenuta da A.M.A. e dal Comune di Andora, punta a trasformare lo scalo ligure in un punto di osservazione per l’ambiente marino e nasce nell’ambito di GuardIAS, progetto europeo finanziato da Horizon Europe.
Il monitoraggio nel porto
Il primo intervento riguarda il controllo degli organismi non originari del Mediterraneo che possono arrivare attraverso le imbarcazioni. La ricerca, presentata al Salone Nautico di Genova, sarà sviluppata con la professoressa Agnese Marchini, mentre i dettagli della collaborazione sono ancora in fase di definizione.
Per il monitoraggio sarà utilizzato il cosiddetto sistema del mattone, una struttura semplice che mantiene immersa una piccola piastra. Sulla superficie si insediano spontaneamente gli organismi marini, consentendo ai ricercatori di analizzare le specie presenti. I pannelli saranno controllati periodicamente, indicativamente ogni sei mesi, così da individuare eventuali nuovi insediamenti e seguirne l’evoluzione.
Il metodo è già impiegato dall’Università di Pavia nel Golfo della Spezia e permette di raccogliere dati confrontabili con quelli ottenuti in altri porti. L’obiettivo è creare una base di informazioni utile a comprendere la diffusione delle specie aliene e a intercettare con tempestività nuove presenze.
Il ruolo dei diportisti
Come ha spiegato Marchini, il fenomeno è legato anche al biofouling, cioè all’insieme degli organismi che si attaccano alle carene e alle altre superfici immerse delle imbarcazioni. I porti costituiscono quindi luoghi privilegiati per osservare questi trasferimenti, spesso involontari. La ricercatrice ha sottolineato anche l’importanza del coinvolgimento dei diportisti, che possono contribuire alle attività di osservazione e sensibilizzazione.
Il progetto è collegato alla serata del 5 settembre ospitata dal Porto di Andora e intitolata Cosa c’è sotto la tua barca? Le specie aliene: intrusi che viaggiano con te. L’incontro era stato promosso dalla Lega Navale Italiana, sezione di Andora, con il patrocinio del Comune e la collaborazione del Circolo Nautico Andora. In quell’occasione Marchini aveva illustrato GuardIAS e accompagnato i partecipanti nell’osservazione degli organismi presenti nello scalo.
Il presidente del Porto di Andora, Fabrizio De Nicola, ha indicato nella ricerca e nella divulgazione due possibili sviluppi della collaborazione con l’ateneo. Tra gli obiettivi figurano anche la valutazione di progetti con le università e la partecipazione a bandi europei, nazionali e regionali, in collegamento con le iniziative legate alla registrazione EMAS.
Un secondo filone, ancora da definire, riguarda il Santuario Pelagos e i cetacei. Le ipotesi comprendono attività di sensibilizzazione per i diportisti, raccolta delle segnalazioni di avvistamento e iniziative divulgative nelle scuole. Al Salone Nautico era presente anche il ricercatore Davide Lelong, esperto di bioacustica, che ha illustrato l’esperienza maturata nel progetto CLAPS, finanziato dalla Fondazione Principe Alberto II di Monaco e dedicato al monitoraggio dell’attività acustica dei cetacei nelle aree marine protette del Santuario Pelagos, anche in relazione alle ondate di calore.
Il Porto di Andora collega il nuovo percorso alle certificazioni e agli strumenti di gestione ambientale già adottati, tra cui EMAS e le certificazioni ISO 14001, ISO 9001 e ISO 45001. Nel testo diffuso viene inoltre citata la 39ª Bandiera Blu consecutiva prevista per il 2026. La collaborazione con l’Università di Pavia rappresenta, nelle intenzioni dei promotori, il primo passo verso un programma più ampio di ricerca e divulgazione sul mare.